martedì 25 giugno 2013

Il primo oratorio a Valdocco!


Vicino al  Santuario-Basilica di Maria Ausiliatrice opera anche l’ORATORIO DON BOSCO per i giovani, che opera all’interno della Parrocchia di Maria Ausliatrice.
E’ stato il primo Oratorio fondato da Don Bosco, che proprio qui a Torino-Valdocco iniziò la sua opera nel lontano 12 Aprile del 1846, Santa Pasqua di Resurrezione.


Questo Oratorio è sempre stato un punto di riferimento molto importante nella zona di Valdocco per i molti giovani del quartiere. Molteplici sono le attività offerte ai giovani che lo frequentano: nel campo spirituale, nel campo culturale (cinema Don Bosco, attività di teatro…), caritativa e sportiva (Polisportiva Giovanile Salesiana o PGS). Oggi è frequentato da ragazzi e ragazze non solo italiani ma anche extracomunitari, per cui uno degli obbiettivi delle molteplici attività oratoriane è di facilitare una maggiore integrazione di tutti e tra tutti insegnando il rispetto reciproco.

domenica 23 giugno 2013

L'oratorio, un luogo di promozione e prevenzione!


La funzione sociale e educativa svolta dagli “oratori parrocchiali” è nota a tutti; a volte questo fatto è solo un pretesto - usato dal legislatore di molte Regioni - per finanziarne la costruzione (ri)costruzione …. e per fare altro ancora; di seguito il resoconto della vicenda e le prove: tutta la legislazione nazionale e regionale sull’argomento.

Con il termine ORATORIO (dal latino orare, cioè pregare) s’intende un piccolo edificio dedicato al culto religioso cristiano dove i fedeli si recavano a pregare: la parola prende il nome dal luogo in cui, intorno al 1600, si riunivano i fedeli in preghiera.
Oggi il termine sta a indicare una vasta rete di attività svolte dalle parrocchie ed altre istituzioni cristiane a favore dei ragazzi e dei giovani: è in questo significato che il termine è usato qui di seguito, dove trattiamo delle leggi statali e regionali che, dal 2001, si sono date l’obiettivo di “riconoscere, valorizzare, promuovere” la funzione educativa, formativa, aggregatrice, sociale svolta “dalle parrocchie e dagli altri istituti religiosi e da enti di altre confessioni riconosciute dallo Stato” nelle politiche sociali.
Il riconoscimento del ruolo, che ovviamente esiste, come vedremo è strumentale all’erogazione di “contributi” (tanti) alle parrocchie, alle diocesi, alle associazioni di enti religiosi appartenenti alle confessioni religiose riconosciute dallo Stato.


giovedì 20 giugno 2013

L'attualità del sistema preventivo don Bosco.


L’essere e l’operare di DB fin dai primordi manifestano caratteristiche assistenziali, sociali e pedagogiche. Per DB il presupposto per un discorso educativo vero e proprio è la sollecitudine per il soddisfacimento dei bisogni fondamentali dei giovani: vitto, vestito, alloggio, sicurezza, lavoro, sviluppo fisico e psichico, inserimento sociale, un minimo di valori ecc. Viene poi - ma i due momenti non sono cronologicamente separabili - l’educazione vera e propria del giovane volta alla promozione ed all’espansione della dimensione cognitiva, affettiva ed etica: competenza decisionale, capacità di responsabilità morale e civile, indispensabile cultura di base e professionale, cosciente e coerente impegno religioso ecc.


Dunque il SP si modula in due distinte operazioni: un’assistenza che provvede ai bisogni umani primari nel tentativo di prevenire i possibili pericoli di disagio e ogni forma di marginalità umana culturale e sociale; e una prevenzione propriamente educativa (o anche rieducativa) per una maturazione sociale, morale e religiosa del giovane.

Tale discorso sembra oggi ancora attuale, considerando come, a seguito dalle profonde trasformazioni avvenute nella società, sia in atto un deciso recupero delle valenze assistenziali e sociali del SP, come anche di quelle valoriali proprie della sfera affettiva, emotiva, naturale e soprannaturale.

Oggi l’impegno educativo si estende sempre di più e i compiti dell’educatore sono sempre più difficili da eseguire e verificare. Se un tempo vi erano quasi solo il cortile, la chiesa, il laboratorio, la scuola, oggi siamo in presenza di diversi tipi di scuole, di istituti educativi e terapeutici, di comunità di accoglienza per ragazzi e giovani in difficoltà, di centri di prevenzione contro la tossicodipendenza, di consultori, di interventi umanitari per i giovani che vivono per la strada, di campi profughi con gran numero di ragazzi e giovani, di centri di accoglienza per immigrati… E tutto ciò all’interno di una società complessa e cosmopolita.

lunedì 17 giugno 2013

In termini concreti? Il sistema preventivo di Don Bosco ne è un esempio

Parlando in termini concreti possiamo portare un esempio classico, ma chiaro ed efficace: il "sistema preventivo" di Don Bosco. Egli afferma che

Due sono i sistemi in ogni tempo usati nella educazione della gioventù: Preventivo e Repressivo.  Il Sistema Repressivo consiste nel far conoscere la legge ai sudditi, poscia sorvegliare per conoscerne i trasgressori ed infliggere, ove sia d'uopo, il meritato castigo.  In questo sistema le parole e l'aspetto del Superiore debbono sempre essere severe, e piuttosto minaccevoli, ed egli stesso deve evitare ogni familiarità coi dipendenti.
Il Direttore per accrescere valore alla sua autorità dovrà trovarsi di rado tra i suoi soggetti e per lo più solo quando si tratta di punire o di minacciare.  Questo sistema é facile, meno faticoso e giova specialmente nella milizia e in generale tra le persone adulte ed assennate, che devono da se stesse essere in grado di sapere e ricordare ciò che è conforme alle leggi e alle altre prescrizioni.
Diverso e, direi, opposto è il Sistema Preventivo.  Esso consiste nel far conoscere le prescrizioni e i Regolamenti di un Istituto e poi sorvegliare, in guisa, che gli allievi abbiano sempre sopra di loro l'occhio vigile del Direttore o degli Assistenti, che come padri amorosi parlino, servano di guida ad ogni evento, diano consigli ed amorevolmente correggano, che è quanto dire: mettere gli allievi nell'impossibilità di commettere mancanze.

Questo sistema si appoggia tutto sopra la ragione, la Religione e sopra l'amorevolezza; perciò esclude ogni castigo violento e cerca di tener lontani gli stessi leggeri castighi.  Sembra che questo sia preferibile per le seguenti ragioni:
l.     L'allievo preventivamente avvisato non resta avvilito per le mancanze commesse, come avviene quando esse vengono deferite al Superiore.  Né mai si adira per la correzione fatta o per il castigo minacciato oppure inflitto, perché in esso vi è sempre un avviso amichevole e preventivo che lo ragiona, e per lo più riesce a guadagnare il cuore, cosicché l'allievo conosce la necessità del castigo e quasi lo desidera.
2.  La ragione più essenziale è la mobilità giovanile, che in un momento dimentica le regole disciplinari e i castighi che quelle minacciano.  Perciò spesso un fanciullo si rende colpevole e meritevole di una pena, cui egli non ha mai badato, che niente affatto ricordava nell'atto del fallo commesso, e che avrebbe per certo evitato se una voce amica l'avesse ammonito.
3.    Il Sistema Repressivo può impedire un disordine, ma difficilmente farà migliori i delinquenti; e si è osservato che i giovanotti non dimenticano i castighi subiti, e per lo più conservano amarezza con desiderio di scuotere il giogo ed anche di farne vendetta.  Sembra
talora che non ci badino, ma chi tiene dietro ai loro andamenti conosce che sono terribili le reminiscenze della gioventù; e che dimenticano facilmente le punizioni dei genitori, ma assai difficilmente quelle degli educatori.  Vi sono fatti di alcuni che in vecchiaia vendicarono brutalmente certi castighi toccati giustamente in tempo di loro educazione.  Al contrario il Sistema Preventivo rende amico l'allievo, che nell'Assistente ravvisa un benefattore che lo avverte, vuol farlo buono, liberarlo dai dispiaceri, dai castighi, dal disonore.
4.    Il Sistema Preventivo rende avvisato l'allievo in modo che l'educatore potrà tuttora parlare col linguaggio del cuore, sia in tempo della educazione, sia dopo di essa.  L'educatore, guadagnato il cuore del suo protetto, potrà esercitare sopra di lui un grande impero, avvisarlo, consigliarlo ed anche correggerlo allora eziandio che si troverà negli impieghi, negli uffizi civili e nel commercio.  Per queste e molte altre ragioni pare che il Sistema Preventivo debba prevalere al Repressivo.

domenica 9 giugno 2013

Prevenzione e Promozione educativa: due concetti ben distinti.


Scendendo nei particolari possiamo notare che molte volte facciamo della "prevenzione" e della "promozione" educativa lo stesso termine, rendendoli quindi sinonimi. 
Come ho affermato nell'ultimo post la dimensione Preventiva, come ampia patte del lavoro sociale, sta accusando, l'attacco della cultura medica: la figura dell'educatore e il suo contesto di lavoro stanno subendo un processo di medicalizzazione che rischia di ortane all'espropriazione di competenze, abilità, nonché di saperi teorici, propri delle professioni educative. L'impegno educativo a livello sociale consente invece di prevenire quale forme di disagio o di devianza rispetto alle quali si rende poi necessario un intervento riparatori, proprio ad opera di professionalità educative. E' necessario quindi valorizzare la dimensione preventiva dell'educazione, all'interno di situazioni di quotidianità e di normalità.
Prevenire significa "fare", oppure "venire "prima" in quanto anticipazione, pre-avviso, avvertimento, ma anche "contatto e raggiungimento relazionale che rinvia ad elementi comunicazioni e di progettualità che insistono su aspetti di vicinanza.contatto con le dimensioni e i sintomi del disagio affrontato. L'agire preventivo lo individua e riconosce nei ritmi della quotidianità e nei suoi confronti attiva una relazione, orientata ad immettere eventi significativi, ad accendere legami diversi, a fornire sensi e contenitori simbolici di storie di vita, individuali e collettive.
Lavorare nell'ottica della Promozione, invece, significa rendere forte (empowered) l'individuo, fare in modo che possa sentirsi adeguato alle diverse situazioni che si trova ad affrontare, potendo far ricorso a differenti risorse che gli consentano tanto di costruire un progetto per il futuro, quanto di gestire con efficacia le situazioni contingenti. Non si tratta più di identificare elementi di rischio e offrire contenuti sussidiari, ma diviene prioritario organizzare attività promozionali di taglio culturale, scientifico informativo e formativo, rivolte al maggior numero possibile di destinatari, individuandoli nel contesto della normalità. Solo recentemente si è finalmente giunti a spostare l'asse della riflessione e dell'intervento preventivi dalla riduzione dei rischi all'individuazione e rafforzamento dei fattori di protezione, agli aspetti individuali e sociale che favoriscono un migliore adattamento all'ambiente.
E' quindi fondamenta la distinzione di tali concetti "prevenzione" e "promozione". Ad entrambi va attribuito significato e peso differenti al centro dell'aspetto educativo, nel quale, ricordiamo, punta sempre all'emersione della qualità personali del ragazzo/a o alle caratteristiche di base come l'autocoscienza, autostima, capacità analitiche, relazionali, comunicative) attraverso la proposta di attività esperienziali, che nell'ambito della prevenzione, avvengono nel quotidiano.

giovedì 6 giugno 2013

Le origini della prevenzione educativa. E' sempre esistita? Come veniva concepita?


L'idea di prevenzione è una componente essenziale dell'educazione insieme  alla sua funzione di controllo sull'altro e sul suo comportamento, scelte e prese di decisioni. Se indaghiamo più analiticamente nel corso della storia possiamo osservare che  le accezioni attribuibili all'agire preventivo sono principalmente di carattere di matrice sanitaria. In medicina "prevenire" significa impedire l'insorgenza e la proliferazione di malattie. Obiettivo ideale della medicina preventiva è che ogni individuo nasco sana e resti tale fino alla morte. La salute non e' semplicemente uno stato di assenza di malati, ma è una condizione dinamica di benessere fisico, mentale e sociale. Appare quindi paradossale notare che, se l'obiettivo della medicina preventiva è il benessere delle singole persone e della comunità in generale, l'obiettivo delle prevenzione educativa è la prevenzione del disagio cognitivo, psicologico e sociale. Quest'ultimo concetto rischia quindi di collocarsi all'interno della dimensione sanitaria: una definizione di salute onnicomprensiva, come quella appena descritta. Ricondurrebbe il tutto entro un paradigma medico-sanitario. Umberto Galimberti nel dizionario di psicologia indica come "preventivo" tutto quanto concorra a ridurre l'insorgenza di malattie e devianze.
La definizione strettamente sanitaria di prevenzione apparentemente più neutra, ci costringe quindi a fare i conti con implicazioni di matrice etica e culturale. La prevenzione è determinata dal contesto socio-culturale in cui si inserisce e contribuisce a perpetrarne il modello rafforzandolo.

mercoledì 29 maggio 2013

La difficoltà di realizzare e vedere l' "Educazione" preventiva. Forse troppe menti scientifiche?


Prima di intraprendere altri aspetti più concreti, vorrei affrontare subito L'argomento della "indefinibilità" del concetto di educazione preventiva, cercando di essere più chiaro possibile. Per rispondere agli ultimi commenti fatti nel primo post possiamo affermare, in prima istanza, che l'intervento educativo è di per sé privo di delimitazioni rigorose, tanto da poter essere riconosciuto in qualsiasi aspetto della vita e da richiedere la distinzione in differenti livelli di intenzionalità e di formalità. 
Come afferma Demetrio infatti "l'educazione è concepita non in quanto gesto, scelta, effetto, prodotto, osservabile, palpabile o fisicamente sperimentabile, ma come rappresentazione della crescita e delle sue forme ostacolanti o nocive per l'affermazione dell'individualità, dell'identità personale, della salute psichica e non può essere, in tali termini, irriducibile scientificamente perché non è fatto, esperienza o cosa, ma è astrazione: rappresentazione di tante cose insieme."
Concordando con Demetrio possiamo arrivare a concepire l'educazione nella prevenzione come la sintesi e, allo stesso tempo, come un risultato di un percorso quasi ,o del tutto, invisibile. La correzione di particolari disagi non diagnosticati, ma soltanto percepiti, sono colti sin dall'inizio del loro sviluppo e corretti attraverso situazioni e percorsi educativi che permettono al ragazzo di uscirne senza particolari e irrimediabili problemi. Ciò che è possibile osservare, ala fine, è la pratica educativa, l'azione di chi educa, ovvero "il fare".
Quando si tratta di questi argomenti si cade spesso nell'errore di far ricorso a norme di sapere ritenute più specialistiche quali la clinica, la farmacologia, la psichiatria, le diverse "scuole" di psicoterapia. Sembra quasi che lo spazio della pedagogia sia confinato ad un gradino della quotidianità ordinaria che però non viene riconosciuto come forma di sapere bensì come una rilevanza "teoretica". E invece è proprio in questo ambiente che la pedagogia in chiave preventiva esprime il proprio sapere "pratico": da qualche decennio, infatti, coloro che se ne occupano hanno prodotto molte buone idee e qualche risultato visibile, in un contesto sociale nel quale il disagio ha raggiunto livelli di gravità e diffusione tali da richiamare l'attenzione dell'intera società.